Alberi di Natale: da quando, come e perché li addobbiamo

L’albero addobbato è tra i simboli più noti del nostro Natale: può rendere la casa un sogno fiabesco, e catapultarci in un incubo logistico quando si tratta di decorarlo senza far cadere niente!

 

 

Condividiamo con voi qualche curiosità su questa tradizione, ma non preoccupatevi: non è una lezioncina di Storia! Piuttosto, un paio di consigli per il vostro albero, e un augurio speciale.

1. Da dove viene l’albero di Natale?

È una domanda semplice, curiosa e, come spesso succede, rischia di scatenare discussioni lunghe e accese.

Per alcuni, è il retaggio di addobbi rituali precristiani che celebravano la vita partendo dal simbolo più appropriato: un sempreverde, appunto. Spesso si citano le tradizioni nordeuropee (scandinave in particolare), e allargando un po’ il campo troviamo non alberi, ma ghirlande decorate nella Roma antica, appese alla porta di casa durante i Saturnalia.

Quali che siano i suoi predecessori, l’abitudine di decorare un sempreverde nel periodo natalizio per come la conosciamo sembra risalire al medioevo germanico, ed essersi diffusa e trasformata nei secoli successivi.

 

2. Che posso metterci sopra?

Siamo abituati a luci elettriche, nastri colorati e decorazioni di plastica, ma la lunga storia degli alberi di Natale può darci qualche idea per fare qualche cambiamento, quest’anno.

Tra gli addobbi storicamente più “tradizionali”, infatti, ci sono rose di carta, dolciumi e addirittura mele!

Un albero così, magari illuminato da luci soffuse, può regalare un Natale elegante e originale – solo, attenzione a non mangiarvi le decorazioni, e agli animali di casa!

Se vi manca ancora l’idea giusta, date un’occhiata all’offerta del nostro Garden (per le mele, potete rivolgervi alla Bottega)!

 

3. Che significa?

Ma che vuol dire questo albero di Natale?

Perché decoriamo una pianta per fare festa? Perché sorridiamo sognanti di fronte al contrasto tra terra imbiancata di neve, cieli gelidi e un albero che esplode di luci e colori?

Non è una buona domanda per uno studioso. Noi, però, possiamo darle un’ottima risposta.

Lo facciamo per lo stesso motivo per cui, a Natale, amiamo riunirci con i nostri cari, o scriverci se siamo distanti.

Lo facciamo da quando, lontani dai comfort del Ventunesimo Secolo, avevamo ancora paura del freddo, tutti quanti. Quando riusciva difficile credere che sarebbe tornato il sole, che ce l’avremmo fatta ancora una volta.

Sembra un pensiero triste, ma dice qualcosa di importante su di noi: dice che nei momenti più difficili, abbiamo deciso di cantare, ritrovarci e scambiarci regali; di creare il calore che stiamo aspettando. Di nutrire la nostra speranza di vita e colori.

E se questo non è spirito natalizio, non sappiamo proprio cosa lo sia.